Mostra Cusano Mutri 22 aprile - 1 maggio 2005


Abisso Pozzo della Neve (Campochiaro, CB)
I Rami Alti

foto: Tullio Bernabei
Nel 1984 la risalita di un pozzo di 40 metri condusse alla scoperta di questi rami, che costituiscono una delle regioni più affascinanti della grotta: oltre un chilometro di ambienti belli e concrezionati. Un'opera di scavo consentì l'apertura di un secondo ingresso al sistema sotterraneo di Pozzo della Neve, che supera gli otto chilometri di sviluppo spaziale.
Abisso Cul di Bove (Campochiaro, CB)
Il traverso sul Secondo Lago

foto: Antonio De Vivo
La grotta è percorsa da un torrente sotterraneo, che nel tratto iniziale forma lunghi laghi. Lopesplorazione di questa regione dell'abisso richiese l'uso di canotti. Attualmente i famosi laghi di Cul di Bove sono attrezzati con corde fisse, praticabili con le moderne tecniche di progressione speleologica.
Abisso Pozzo della Neve (Campochiaro, CB)
La Galleria Nunziata a -500

foto: Matteo Diana
Al termine dei rami iniziali, Pozzo della Neve si precipita in un P80 seguito dall'ampia Galleria Nunziata, il cui pavimento è ingombro di enormi massi di crollo. La sala immette su un ulteriore pozzo di 50 metri, seguito da una successione di salti che approfondiscono rapidamente la grotta, fino alla profondità di 1.048 metri.
Abisso Pozzo della Neve (Campochiaro, CB)
Il Sifone dei Pipistrelli

foto: Salvatore Capasso
Il tratto più interno del Ramo dei Babà è sbarrato in inverno da un sifone, che nella stagione secca si prosciuga, consentendo il passaggio degli speleologi. é una regione sotterranea di grande fascino, abitata da numerose colonie di chirotteri.
Abisso Cul di Bove (Campochiaro, CB)
Il P114, Lacrime nella Pioggia -900

foto: Marco Topani
Al fondo di Cul di Bove, lontanissimo dall'esterno, si arriva discendendo un alto pozzo bagnato da una cascata. Finora pochi speleologi hanno raggiunto questa regione remota, che riserva ancora prospettive esplorative. Al fondo (-906 m) un sifone allagato sbarra la strada.

Pozzo Moriaturo (Cusano Mutri, BN)

foto: Salvatore Capasso
Sebbene sia tra le principali grotte del Matese beneventano, il Moriaturo è poco conosciuto e molto trascurato. Al suo fondo sono presenti rifiuti e altri inquinanti, che andrebbero rimossi per consentire l'esplorazione, lo studio e la salvaguardia di questa interessante grotta, che si apre a poca distanza dall'abitato di Cusano Mutri.
Abisso Cul di Bove (Campochiaro, CB)
Il meandro

foto: Antonio De Vivo
Nel suo tratto iniziale, a valle di micidiali strettoie, Cul di Bove ha uno sviluppo suborizzontale: un lungo meandro percorribile senza grosso sforzo, nel quale sono state effettuate numerose esercitazioni di soccorso. La forte corrente d'aria che percorre il meandro è segno dell'imponente prosecuzione verso valle e dell'estensione del sistema, che supera i tre chilometri.
Grotta del Cavuto (Letino, CE)
Il ramo fossile

foto: Salvatore Capasso
Grotta affascinante, il Cavuto di Letino è un traforo idrogeologico: inghiotte le acque del fiume Lete, che dopo un percorso sotterraneo emergono da una suggestiva risorgenza in parete, precipitando nella Rava di Prata con una cascata. La grotta ha un ramo attivo, sempre percorso da un torrente, e una regione fossile. Asciutta e riparata, questa parte della grotta offre riparo a pipistrelli e a numerose altre specie animali dell'ecosistema matesino.
Sistema di Campo Braca (San Gregorio Matese, CE)
I laghi verso il fondo

foto: Salvatore Capasso
Con oltre tre chilometri di sviluppo spaziale, Campo Braca è una delle principali grotte della Campania. Al suo interno si rinvengono tutte le più importante morfologie ipogee: rami asciutti e ricchi di concrezioni, rami attivi con torrenti e cascate, regioni ancora da esplorare. La grotta è molto conosciuta a livello internazionale e frequentata anche per i corsi di introduzione alla speleologia.
Inghiottitoio della Pincera (Castello Matese, CE)
La colonna calcitica alla base del P17

foto: Salvatore Capasso
Non lontano dal centro di Castello del Matese, questo inghiottitoio alimenta le sorgenti basali del Matese. La parte iniziale della grotta si presta ai corsi di speleologia e a visite speleologiche estive: in inverno è un luogo di svernamento di una importante colonia di pipistrelli. L'esplorazione della grotta è ancora in corso.
Abisso Pozzo della Neve (Campochiaro, CB)
Il P40 del Ramo delle Foglie

foto: Tullio Bernabei
Una serie di grandi verticali conduce alla diramazione delle Foglie e al ramo Addio all'Impero, che costituisce uno dei fronti esplorativi attuali. Questa regione risale verso la superficie e l'obiettivo degli speleologi è rinvenire un terzo ingresso all'abisso, che consentirebbe l'esplorazione durante tutto l'anno. La via degli ingressi attualmente noti è infatti ostruita da un sifone quasi sempre allagato, che ha reso difficili e rocambolesche le esplorazioni.

Abisso Pozzo della Neve (Campochiaro, CB)

I Rami Alti o dei Babà
foto: Salvatore Capasso